Horacio Garcia Rossi

Buenos Aires, 1929 - Parigi 2012
Foto: su gentile concessione Barbara Garcia Rossi

Nato nel 1929 a Buenos Aires, dal 1950 al 1957 studia alla Scuola Nazionale di Belle Arti della sua città natale dove, successivamente, insegnerà. È in questo primo periodo degli studi che conosce Demarco, Le Parc e Sobrino, mentre, dal 1945 al 1958, partecipa a numerose esposizioni collettive in Argentina e in America Latina.

Dal 1959 si stabilisce e lavora a Parigi. I suoi primi lavori sono impostati sulla ricerca bidimensionale attraverso l’impiego del bianco e del nero, sulla problematica dell’anonimato, della moltiplicazione della forma, del movimento virtuale, della programmazione e infine sui problemi della sovrapposizione dei colori.

Nel 1960 è co-fondatore del Centre de Recherches d’Art Visuel CRAV, compagine creata da una decina di artisti che si restringe nel 1961 a sei esponenti, trasformandosi nel più noto GRAV, Groupe de Recherches d’Art Visuel.

Interessato all’analisi dei fenomeni visivi, a partire dal 1962, periodo in cui entra in contatto con il Gruppo N di Padova, introduce nelle sue opere il movimento reale e la luce, attraverso la proiezione di forme geometriche su schermo. Contemporaneamente realizza opere che possono essere manipolate dal pubblico (“Cilindri in rotazione”) e inizia una ricerca in evoluzione sui problemi dell’instabilità per mezzo della luce e del movimento, visibili in opere quali le “Boîte à la lumière instable” con colori e motivi da maneggiare, o nelle strutture luminose a colori mutevoli. Nel 1964 Horaçio Garçia Rossi e i membri del GRAV partecipano alla Terza Dokumenta e, nel 1967 all’importante esibizione intitolata Lumiere et mouvement, di particolare rilievo nel panorama dell’arte cinetica.

A partire dal 1966, l’artista realizza le prime opere che si sviluppano intorno al tema dell’identificazione visuale della scrittura (“Mouvement”), che lo conducono verso un Abbecedario in movimento (ritratto ambiguo dei membri del GRAV). Tale ricerca era già stata avviata a partire dal 1960, quando Horaçio Garçia Rossi crea un alfabeto “ambiguo” dove ogni lettera è dotata di movimento attribuitole in base alla sua forma e al suo significato. Su questo percorso di ricerca l’artista arriva a proporre un’immagine visuale, dove parola e significato si trovano in un rapporto a volte di opposizione, a volte di identificazione. I rapporti tra parola, significato e forma spingono l’artista verso ritratti del nome di artisti-pittori, basandosi sull’analisi e l’osservazione delle opere dello stesso artista, come nel caso di “Ritratto del nome di Mondrian” e “Ritratto del nome di Malevich”. Questa ricerca si spinge oltre, fino a realizzare il ritratto di una persona per mezzo delle lettere che compongono il suo nome, utilizzando i dati psicologici del personaggio e le sue preferenze riguardo forme e colori. In quest’ultimo filone di ricerca, Rossi fa prevalere l’aspetto visuale e plastico, senza però dimenticare le caratteristiche della personalità dei personaggi che ritrae.

Dal 1972 al 1974 ritorna ai problemi plastici bidimensionali e alla ricerca di una struttura semplice con mezzi analitici, questa volta introducendo l’impiego di nuovi materiali. Dalla fine degli anni ’70 il suo operato artistico procede approfondendo gli studi sul colore e le sue possibilità, unitosi successivamente alla problematica del colore-luce, che perdura fino al 1999. Da questo momento l’artista introduce nel suo lavoro una nuova energia, realizzando, dal 1999 al 2002, opere cromaticamente più aggressive, o come Rossi stesso afferma, più “arrabbiate” e che estende sul rilievo, sulla scultura e sugli oggetti. Questa tendenza invade anche le ricerche sul colore-luce fino al 2003.

Nel 2006 l’arte di Horaçio Garçia Rossi si unisce alla componente musicale, grazie al compositore Federico Gozzelino, il quale dedica una raccolta di quattro brani musicali ispirati all’Artista e alle sue opere; delle stesse musiche, eseguite al pianoforte da Yunko Watanabe, è stato pubblicato un cd, a cura della Galleria Civica d’Arte Moderna di Ljubljana e dell’Istituto Nazionale d’Arte Contemporanea. L’artista prosegue i suoi studi e i suoi approfondimenti sul colore-luce con rinnovata energia creativa e approda così al nuovo ciclo intitolato “Khaos Programme”. È su queste ultime opere che, nello specifico, sono impostate le ultime mostre (gennaio 2007) presso la Biblioteca Nazionale e la Galleria Marano di Cosenza, a cura di Giovanni Granzotto e Giovanna Barbero.

Muore a Parigi il 5 settembre 2012.